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INDICE:
La
cannella può migliorare il controllo della glicemia e della lipidemia?
Serve
togliere le tonsille?
Quali
sono le cause della Celiachia?
Il
vaccino per l'epatite B può provocare danni?
Ci
sono sperimentazioni e ricerche scientifiche sui medicinali omeopatici?
Studi
sull'efficacia dell'omeopatia condotti contro placebo:
Fibromialgia-Allergie-Influenza-Prevenzione della
radiodermite acuta (infiammazione dolorosa della pelle)-Trattamento
dell’intossicazione da anidride arsenica (contaminazione da arsenico)-Diarrea
acuta.
L'agopuntura
è indicata in pediatria?
La
cannella può migliorare il controllo della glicemia e della lipidemia?
La cannella può migliorare sia il controllo glicemico che quello
lipidico nei pazienti affetti da diabete di tipo 2. I prodotti botanici
infatti sono in grado di migliorare il metabolismo del glucosio e le
condizioni generali dei soggetti diabetici non soltanto mediante un
effetto ipoglicemizzante, ma anche migliorando il metabolismo dei lipidi,
lo status antiossidante e la funzionalità capillare.
In vitro, gli estratti acquosi di cannella migliorano l'assorbimento
del glucosio, la sintesi del glicogeno e la fosforilazione del recettore
per l'insulina, ed inoltre aiutano nell'innesco del sistema a cascata
dell'insulina. In vivo, l'effetto rimane sostenuto per oltre 20 giorni,
il che indica che non è necessario assumere cannella ogni giorno.
Dato poi che la cannella non comporterebbe un aumento dell'introito
calorico, il soggetto diabetico non dovrebbe avere difficoltà
ad inserirla nella dieta quotidiana. La cannella è raccomandata
come misura preventiva anche nella popolazione generale. (Diabetes Care.
2003;26:3215-3218)
Serve
togliere le tonsille?
Togliere le tonsille
serve a poco
La rimozione chirurgica ha benefici limitati
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista "British Medical Journal",
la rimozione chirurgica di tonsille e adenoidi (adenotonsillectomia)
nei bambini con lievi sintomi di infezione alla gola o tonsille e adenoidi
ingrossate non presenta grandi benefici. L'adenotonsillectomia è
una procedura molto diffusa nei paesi occidentali, eppure non ci sono
prove che sia utile ai bambini con sintomi leggeri.
Un team di ricercatori dell'University Medical Center di Utrecht, in
Olanda, ha monitorato 300 bambini, di età compresa fra 2 e 8
anni, con infezioni ricorrenti della gola o con tonsille e adenoidi
ingrossate. Metà è stata sottoposta a intervento chirurgico,
l'altra metà no. Tutti i bambini sono stati seguiti per un periodo
di due anni.
Durante i primi sei mesi, la chirurgia ha ridotto marginalmente il numero
di episodi di febbre, infezioni della gola e del tratto respiratorio
superiore. Ma dai sei ai ventiquattro mesi, non c'è stata alcuna
differenza fra i due gruppi. Gli autori concludono pertanto che l'adenotonsillectomia
non ha grandi benefici clinici.
Quali
sono le cause della Celiachia?
Un recettore immunitario risponde in modo errato al glutine del frumento
Due studi separati, pubblicati sul numero di settembre della rivista
"Immunity", forniscono nuovi e significativi dettagli sul
perché le cellule del sistema immunitario attaccano i tessuti
sani del proprio corpo in risposta a una sostanza innocua che l'organismo
percepisce erroneamente come una minaccia. I risultati potrebbero aiutare
a trovare un modo per combattere e prevenire malattie autoimmuni come
la malattia celiaca (o celiachia).
La malattia celiaca è caratterizzata da anormalità dell'intestino
che interferiscono con l'assorbimento di nutrienti dal cibo. Quando
i pazienti ingeriscono alimenti contenenti glutine, una proteina che
si trova nel frumento, nella segala e nell'orzo, il loro sistema immunitario
attacca e danneggia il rivestimento dell'intestino tenue. Lo sviluppo
di questa malattia è stato associato alla trasformazione di cellule
immunitarie normali, i linfociti T citotossici (CTL) che normalmente
proteggono il corpo dai patogeni ingeriti, in cellule killer attivate
dalla linfochina (LAK), che danneggiano il rivestimento intestinale.
Tuttavia, i processi che contribuiscono attivamente alla distruzione
dei tessuti sani non sono stati ancora chiariti.
Nel primo studio, Bana Jabri dell'Università di Chicago e colleghi
hanno esaminato NKG2D, un recettore sulle cellule CTL che può
essere attivato da sostanze chimiche indotte dallo stress e che è
stato associato al danneggiamento dei tessuti. I ricercatori hanno scoperto
che lo stimolatore immunitario IL15 induce una serie di cambiamenti
biochimici nella via di segnalazione del recettore NKG2D, convertendo
le CTL in cellule LAK. I risultati potrebbero fornire le basi per nuovi
approcci terapeutici.
Un secondo studio, guidato da Sophie Caillat-Sucman dell'Equipe Avenir-INSERM,
in Francia, ha dimostrato che MICA, una molecola che interagisce con
NKG2D sulle cellule CTL, è presente in quantità elevate
nelle cellule che rivestono gli intestini dei pazienti di celiachia
e può essere stimolata mediante IL15 dal glutine del frumento.
Il controllo di questo processo potrebbe aiutare a proteggere il rivestimento
intestinale dei pazienti. © 1999 - 2004 Le Scienze S.p.A.
Il
vaccino per l'epatite B può provocare danni?
(ANSA) - ROMA, 14 SET
- Altri sospetti per il vaccino antiepatite B : secondo uno studio di
ricercatori inglesi risulterebbe legato ad un'incidenza maggiore della
media nazionale della sclerosi multipla. A riferirlo e' stato Miguel
Hernan della Harvard School of Public Health di Boston. Il ricercatore
ha pero' sottolineato con forza nell'articolo apparso sulla rivista
Neurology che i risultati vanno letti con la massima cautela perche'
l'associazione trovata non costituisce da sola una prova che il vaccino
non sia sicuro e che induca la malattia. Il team britannico ha usato
i dati del General Practice Research Database (GPRD) che comprendono
informazioni su 3 milioni di persone pari allo 5% della popolazione
con dati a partire dal 1987. L'epatite B e' un'infezione che puo' compromettere
la salute del fegato inducendo cirrosi e cancro. Oggi si stima ci siano
nel mondo 350 milioni di persone con infezione cronica e che di questi
65 milioni moriranno per patologie epatiche. Il vaccino contro il virus
responsabile e' considerato tra i piu' sicuri ed e' efficace nel 95%
dei casi. Lo studio britannico avvalora pero' la tesi del legame tra
vaccinazione e sclerosi, gia' paventata dopo altri studi minori. I ricercatori
hanno confrontato i dati sulla vaccinazione con quelli relativi alle
diagnosi di sclerosi fatte tra 1993 e 2000. Con 163 casi di sclerosi
e 1.604 controlli hanno evidenziato che la vaccinazione e' associata
a un'incidenza tripla della sclerosi multipla entro tre anni dalla somministrazione
del vaccino. (ANSA)
Ci
sono sperimentazioni e ricerche scientifiche sui medicinali omeopatici?
Ricerca scientifica
sui medicinali omeopatici -
2. Ipotesi sulle loro modalità d’azione
Anipro-News 1(2): 5-7, 2002
Paolo Bellavite e Anita Conforti
Dipartimento di Scienze Morfologico-Biomediche e di Medicina e Sanità
Pubblica, Università di Verona
Le difficoltà di accettazione dell’omeopatia nel campo
della medicina ufficiale dipendono non solo dalla scarsità di
studi clinici metodologicamente ineccepibili e riprodotti in diversi
centri, ma anche dalla presunta “impossibilità” delle
sue teorie. Questo punto si va ad aggiungere alla già esaminata
problematica sull’efficacia clinica. Anche se le prove cliniche
in favore dell’omeopatia fossero schiaccianti, sarebbe molto difficile
per un medico moderno accettare tale evidenza se non vi fosse almeno
qualche plausibile o ipotetica spiegazione del meccanismo di tali effetti.
La ricerca di base, anche detta ricerca fondamentale, ha lo scopo di
aumentare le conoscenze sulle basi dell’omeopatia (principio di
similitudine e preparazione dei rimedi) e di formulare ipotesi di lavoro
sempre più plausibili e sperimentalmente verificate.
L’omeopatia si è fondata sin dall’inizio, sulla sperimentazione,
prevalentemente sull’uomo (provings e raccolta di casi clinici),
ma ha dedicato poco interesse allo studio dei meccanismi di base che
potrebbero spiegare il funzionamento della terapia. Già Hahnemann
aveva affermato, nell’Organon, che a lui interessava molto di
più sapere che un medicinale funziona piuttosto che sapere come
funziona, anche perché egli aveva intuito la difficoltà
di dare delle spiegazioni con i mezzi scientifici allora a disposizione.
Nel corso della sua bicentenaria storia, vi sono stati comunque dei
tentativi di superare questo “handicap”, soprattutto in
Germania e negli USA. Un buon testo di riferimento sul movimento scientifico
in omeopatia nell’Ottocento è quello di Boyd, recentemente
pubblicato in versione italiana [Boyd, 1936]. Successivamente, nei decenni
dopo la seconda guerra mondiale si è registrato l’approfondimento
dei meccanismi biochimici ed immunologici che spiegherebbero almeno
in parte, il fenomeno della similitudine (a prescindere dalle diluizioni).
Da questo movimento si è sviluppata prevalentemente l’omotossicologia,
oggi detta anche “medicina biologica”. Solo in anni molto
più recenti (anni ’90) si è sviluppato anche un
tentativo di spiegare il fenomeno della dinamizzazione ricorrendo alla
fisica quantistica ed alla teoria dei sistemi dinamici.
Qui di seguito riferiamo di alcuni studi tra i più significativi
e quindi forniremo un quadro riassuntivo dei risultati. La bibliografia
di tale raccolta di risultati è stata già pubblicata in
un dossier a cura dell’ANIPRO nel 1998 ed è disponibile
nel sito dell’Osservatorio Medicine Complementari di Verona (http://chimclin.univr.it/omc/omeopatia.html).
Altre più recenti rassegne sul tema sono state pubblicate a cura
del nostro gruppo [Bellavite, 1998; Bellavite et al., 1999; Bellavite
and Signorini, 2002]. Inseriremo comunque qui un aggiornamento bibliografico
sulle ricerche più recenti.
Dall’insieme dei dati disponibili, si può affermare che
la ricerca di base che interessa il campo omeopatico sta a confermare
il fondamento razionale, scientifico e sperimentale del “principio
di similitudine”, base dell’omeopatia. In questo campo,
si osserva che anche la scienza biomedica moderna propone concetti e
dati che si integrano facilmente con le teorie omeopatiche, soprattutto
se si considera il campo delle piccole dosi (basse-medie potenze omeopatiche),
i concetti proposti dall’immunologia, dalla psicosomatica, dalla
teoria della complessità e dalla farmacologia là dove
considera gli effetti inversi o paradossali dei farmaci.
La questione delle “alte diluizioni” o “alte potenze”
omeopatiche è più controversa e povera di dimostrazioni
sperimentali. La difficile riproducibilità dei risultatati può
essere dovuta a problemi tecnici come l’instabilità delle
soluzioni, la sensibilità dei sistemi utilizzati, i metodi di
diluizione e dinamizzazione. Nonostante tali problemi, anche la ricerca
di base in campo omeopatico è in attivo sviluppo ed esistono
anche lavori di buona qualità, pubblicati su riviste internazionalmente
riconosciute, attestanti l’esistenza di fenomeni omeopatici sul
piano della ricerca di laboratorio e su animali da esperimento.
Studi su animali e in laboratorio
Le ricerche eseguite su animali, reperite nella letteratura internazionale,
sono una quarantina, sono ugualmente significative perché toccano
alcuni dei punti fondamentali come quello del principio di similitudine
e il problema delle diluizioni/dinamizzazioni.
Esiste anche una attiva ricerca di base in omeopatia, di cui poco normalmente
si conosce. Vi sono ormai decine di gruppi nel mondo che hanno iniziato
a porsi il problema di dimostrare sperimentalmente la realtà
o la falsità di certi principi “sacri” della omeopatia
classica, sulla base dei canoni della ricerca biologica moderna. Non
si può negare che la maggior parte di quanto si legge, soprattutto
a proposito degli effetti di soluzioni ultra-diluite, è ancora
in attesa di conferme da parte di gruppi indipendenti.
Quando le scoperte mettono in discussione alcuni capisaldi della farmacologia,
o comunque contemplano la necessità di nuove teorie, devono essere
corroborate da fondamenti metodologici e riproducibilità superiori
al comune standard, anziché inferiori, come purtroppo succede
in questo campo. Un problema considerevole è costituito dalla
difficile riproducibilità dei risultati eclatanti di alcuni laboratori.
Questo problema, che trova la sua ragion d'essere nella pressoché
totale ignoranza sul possibile meccanismo d'azione delle soluzioni omeopatiche
ultra-diluite, è destinato a restare ancora per molto tempo un
crocevia obbligato di chi si cimenta con queste difficili ricerche.
Se l'effetto di soluzioni virtualmente prive di molecole del composto
attivo esiste, esso è necessariamente di tipo non-molecolare,
quindi si esce dalla possibilità di un normale controllo di qualità
delle soluzioni impiegate per le sperimentazioni.
Sussiste la necessità, sempre più urgente, che le sperimentazioni
vengano estese ed intensificate, soprattutto a livello di centri di
ricerca di primo piano, che vengano assegnati fondi ai gruppi interessati
e che cessi l'ostracismo a livello universitario per tutto ciò
che ha a che fare con la medicina omeopatica. Nel complesso la sperimentazione
che si è venuta accumulando negli ultimi anni comincia a fornire
utili informazioni che, aggiungendosi a quelle più tradizionali
ma più difficilmente controllabili della pratica clinica, consentono
di formulare alcune conclusioni:
a. Gli studi sembrano dimostrare l'esistenza di attività biologica
di farmaci in medie ed alte diluizioni preparate secondo le metodiche
dell'omeopatia.
b. Pare di poter cogliere in molti casi una certa coerenza tra le ipotesi
di partenza, basate sull'esperienza ed il ragionamento omeopatico (principio
di similitudine, azione contraria di un’alta diluizione rispetto
all'effetto tossico della sostanza stessa), ed i risultati ottenuti
negli animali, nell'uomo sano e negli esperimenti in vitro. Una certa
sostanza farmacologicamente attiva quando testata in soluzioni altamente
diluite sembra reagire specificamente con lo stesso sistema biologico
con cui reagisce la sostanza non diluita.
c. La reazione all’alta diluizione è spesso opposta a quella
osservata a basse diluizioni: un composto può avere effetto protettivo
sugli effetti tossici dello stesso o di altri composti; un agente pro-infiammatorio
può presentare ad alte diluizioni effetto anti-infiammatorio.
L'effetto del farmaco di tipo omeopatico potrebbe perciò spiegarsi
in due modi: il farmaco stimola alcuni meccanismi biologici che sono
inibiti o bloccati dai fattori patogenetici esogeni o endogeni, oppure
il farmaco inibisce un meccanismo di risposta che è attivato
in modo sproporzionato o distorto dall'agente causale della malattia.
Tuttavia, molti lavori su soluzioni altamente diluite suggeriscono che
il tipo di informazione e di segnale veicolato da queste soluzioni differisce,
almeno per alcuni aspetti, da quelle conosciute dalla biologia e farmacologia
classiche. Il fatto che molti esperimenti mostrino che l'effetto aumenta,
o rimane stabile, od oscilla tra aumento e diminuzione, durante successive
diluizioni farebbe ipotizzare che un’informazione specifica di
un composto a dosi omeopatiche possa essere attivata o amplificata dal
processo di diluizione ed agitazione. Si tratterebbe quindi di attività
biologica in presenza di tracce di molecole o in loro assenza. La natura
precisa di questo fenomeno resta ancora ignota, ma è chiaro che
la spiegazione vada cercata in un particolare comportamento fisico chimico
del solvente (acqua, o acqua con varie percentuali di etanolo) durante
il processo di diluizione ed agitazione.
Negli anni più recenti sono stati pubblicati, da noi e da altri,
lavori su modelli sperimentali di infiammazione nel ratto [Lussignoli
et al., 1999; Bertani et al., 1999; Ruiz-Vega et al., 2000] e nel topo
[Mitra et al., 1999; Datta et al., 1999a,b; Sukul et al., 1999; 2000;
2001; Kundu et al., 2000; Heine and Schmolz, 2000]. Ampi studi su modelli
di germinazione di vegetali (intossicati da Arsenico e protetti o meno
da alte diluizioni /dinamizzazioni dello stesso minerale [Betti et al.,
1997; Brizzi et al., 2000]. Sono stati anche pubblicati studi in vitro
dimostranti l’effetto di diluizioni omeopatiche sul duodeno isolato
[Cristea et al., 1997], su osteoblasti in coltura [Palermo et al., 2000],
su neuroni di ratto [Jonas et al., 2001], su leucociti [Chirumbolo et
al., 1997; Belon et al., 1999; Fimiani et al., 2000] e persino su attività
enzimatiche pure (uricasi, glutatione transferasi e citocromo P450)
[Dittmann and Harish, 1996; Dittmann et al., 1998].
Sulla plausibilità del “principio di similitudine”
Negli ultimi anni sono stati pubblicati importanti lavori teorici che
dimostrano che il principio “tiene” anche allo scrutinio
di un metodo scientifico rigoroso. Il manifestarsi di due opposti effetti
(sia stimolatorio sia inibitorio) da parte di una stessa sostanza quando
sia usata a dosi differenti o per periodi diversi è stato descritto
in vari modelli sperimentali.
Un esempio molto chiaro di questo del meccanismo del pincipio di similitudine
viene fornito da tutta quella serie di prove sperimentali mostranti
che alte diluizioni di veleno di ape (correntemente utilizzato in omeopatia
per le manifestazioni cutanee con edema, eritema e prurito) avrebbero
un effetto protettivo e curativo sull'eritema da raggi X nella cavia
albina. Il veleno d'ape, che a dosi elevate (puntura dell'insetto) provoca
edema ed eritema, può, a determinate diluizioni, guarire un edema
e un eritema provocati da un altro agente. È significativo il
fatto che tali risultati sono in accordo con studi biologici su cellule
isolate, dimostranti che lo stesso veleno, in minime dosi, blocca l’attivazione
di basofili in vitro .
A prescindere dal campo strettamente omeopatico, nella letteratura scientifica
biomedica sono riportati parecchi casi di effetti duplici con vari composti,
a seconda delle diverse dosi impiegate o delle differenti condizioni
sperimentali. Per esempio, questi effetti paradossali sono stati riportati
utilizzando prostaglandine, beta-proteina amiloide, radicali liberi
dell’ossigeno, ossido nitrico, neuropeptidi, citochine, insulina,
acetilcolina, trombina, agenti antiinfiammatori non-steroidei.
Il principio di similitudine potrebbe essere rivalutato come una strada
di ripensamento delle strategie terapeutiche, secondo le due linee principali,
cioè sia somministrando il “simile” inteso come sostanza
che aiuta a conoscere i meccanismi patogenetici della malattia (quello
che in farmacologia si chiama composto “analogo”), sia somministrando
il “simile” inteso come un composto che provoca sintomi
simili a quelli della malattia (omeopatia hahnemanniana classica o omeopatia
di risonanza elettromagnetica). Abbiamo esposto ampiamente queste idee
nella letteratura internazionale [Bellavite et al., 1997a,b] ed esse
sono state accettate e proposte anche da altri [Eskinazi, 1999]. Anche
senza far riferimento all’omeopatia, la farmacologia convenzionale
sta fortemente rivalutando l’idea della “farmacologia paradossale”
secondo la quale un medicinale potrebbe avere effetti opposti secondo
la dose e secondo il tempo di applicazione (ad esempio effetti stimolatori
l’attività cardiaca a breve termine, effetti inibitori
a lungo termine) [Bond, 2001].
Sulla plausibilità dell’efficacia di alte diluizioni (potenze
omeopatiche)
Le minime dosi spesso impiegate nella farmacopea omeopatica trovano
conferma nella letteratura biomedica corrente che riporta effetti di
dosi sempre più basse di farmaci o principi attivi naturali,
fino a spingersi a limiti vicini alla famosa costante di Avogadro. La
sensibilità recettoriale ed elettromagnetica delle cellule e
degli animali può essere altissima, tale da rendere possibile
l’effetto farmacologico di un medicinale omeopatico diluito anche
fino alla D15-D20 (CH7-CH10), là dove si verificasse che nel
soggetto malato i sistemi fisiologici, particolarmente quelli perturbati
dalla malattia, sono in uno stato di ipersensibilità (questo
fenomeno è ben noto e sicuro solo per il campo delle allergie,
ma è probabile che si trovino sempre più casi di “priming”
recettoriale legato alla patologia). Una rassegna di tali “ultra-low-dose
effects”, riportati dalla letteratura ufficiale, si trova nel
lavoro di Eskinazi sopra citato.
Detto questo, è ovvio però che nel campo delle cosiddette
“alte potenze” si deve abbandonare il classico paradigma
ligando-recettore, teoria elaborata in stretta connessione (seppur con
interessanti eccezioni) alla legge di azione di massa. Per affrontare,
almeno a grandi linee, il problema della plausibilità dell’effetto
biologico delle alte potenze è necessario trattare delle caratteristiche
fisiche dell’acqua e della materia condensata in generale. È
infatti ovvio che, in mancanza di molecole del principio attivo, si
debba postulare che l’informazione biologica sia mantenuta e trasmessa
dal solvente (acqua ed etanolo). La letteratura disponibile al riguardo
è comunque scarsa e non consente di andare oltre ad ipotesi di
lavoro. In ogni caso, sulla base di quanto reperibile nelle pubblicazioni
del settore è possibile anticipare che informazione biologicamente
significativa potrebbe essere effettivamente “incorporata”
dal solvente. La fisica moderna consente di suggerire - anche se non
di dimostrare inequivocabilmente - che questo concetto-base della problematica
dell’omeopatia non sia così inspiegabile come molti forse
sono portati a pensare sulla base del senso comune.
L’acqua, la principale costituente dei liquidi biologici e delle
cellule, ha una struttura e un “comportamento” dinamici.
Essa, nonostante la semplicità della singola molecola, manifesta
un comportamento complesso nelle transizioni di fase ed allo stato liquido.
I suoi comportamenti e l’interazione tra essa e le sostanze sciolte
sono oggetto di studi di chimica e fisica che occupano interi trattati.
Recentemente stanno accumulandosi evidenze a favore della partecipazione
di molecole d’acqua nel trasferimento di protoni in varie reazioni
biochimiche, fra cui, tra l’altro, i fotorecettori e vari enzimi.
Inoltre, grazie alle risonanze inter-molecolari, l’acqua è
in grado di trasferire energia fotonica a lunga distanza con grande
efficienza e velocità (virtualmente senza dissipazione).
La ricerca in questo campo è attiva e vi sono molti dati che
suggeriscono che la famosa “memoria dell’acqua” non
è un concetto assurdo come molti avevano voluto far credere ma
piuttosto un fenomeno reale, anche se per molti versanti ancora da comprendere
e da accettare definitivamente nell’ambito scientifico, a causa
delle difficoltà nella riproducibilità dei dati in diversi
laboratori. Non esiste ancora accordo sulla reale efficacia dei farmaci
diluiti in modo da superare il numero di Avogadro, né esiste
ancora alcuna spiegazione certa di questo fenomeno, che pure molti esperimenti
su cellule e animali paiono aver evidenziato. Chiaramente, l’ostacolo
più grosso di tutto questo campo di ricerca è probabilmente
la scarsa riproducibilità dei risultati in diversi laboratori
e spesso anche nello stesso laboratorio in tempi successivi. Evidentemente
si tratta di un fenomeno che, ammesso sia reale in natura, è
molto difficile da tenere sotto controllo sul piano sperimentale.
Molti autori hanno formulato ipotesi sulla natura fisica dei fenomeni
omeopatici legati alle alte diluizioni. In estrema sintesi, un farmaco
altamente diluito, ma veicolante informazioni sotto forma di particolari
strutture chimico-fisiche del solvente, potrebbe essere visto come una
piccola quantità di materia contenente elementi oscillanti in
fase, capaci di trasmettere con un processo di risonanza tali frequenze
oscillatorie ai liquidi biologici (a loro volta fatti per la maggior
parte di acqua), ma anche a strutture “metastabili”, complesse,
soggette a comportamenti non lineari, capaci a loro volta di oscillare
(macromolecole, alfa-eliche, membrane, strutture filamentose, recettori).
Vi sarebbe quindi una possibilità di accoppiamento tra frequenze
del farmaco ed oscillatori presenti nell’organismo vivente perturbato
dalla malattia.
Si può ragionevolmente sostenere che l’effetto biologico
di soluzioni altamente diluite di farmaci non sia così assurdo
come forse il senso comune potrebbe far ritenere e che quindi in questo
importante settore si aprono molti spazi per la ricerca alla ricerca
biomedica avanzata nel prossimo futuro. L’insieme delle evidenze
cliniche, che sono certamente più a favore di una realtà
dei fenomeni omeopatici che di un generico “effetto placebo”,
e delle ricerche sperimentali, che stanno progressivamente fornendo
spiegazioni ai fenomeni apparentemente paradossali della similitudine
e delle alte diluizioni, indicano che l’omeopatia sta progressivamente
perdendo la caratteristica di una medicina alternativa per diventare
un settore che - pur presentando certamente molte problematiche ancora
aperte - tende a consolidare le proprie basi scientifiche per rispondere
alle domande di spiegazione e di documentazione della moderna medicina.
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Studi
sull'efficacia dell'omeopatia condotti contro placebo:
• è stata effettuata una preselezione dei malati che ha
consentito solamente l’inclusione di pazienti associati allo stesso
trattamento omeopatico,
• oppure lo stesso trattamento omeopatico è stato somministrato
a tutti i malati senza tener conto dei rispettivi profili individuali.
Fibromialgia
Uno studio, eseguito negli USA nel 2002/2003 presso 62 pazienti dimostra
che un trattamento omeopatico personalizzato è efficace nel trattamento
della fibromialgia, specie per quanto riguarda la ponderazione del dolore.
In sede di studio, il trattamento omeopatico personalizzato è
stato raffrontato ad un placebo che si presenta in modo del tutto identico
(test a doppia incognita). I pazienti che hanno assunto il trattamento
omeopatico hanno presentato miglioramenti notevolmente superiori del
dolore nei punti sensibili e quindi una tendenza minore alla depressione
rispetto ai pazienti trattati con placebo. Gli autori ritengono che
questo studio, "che ha utilizzato un'ampia scelta di farmaci, ha
dimostrato che l'omeopatia personalizzata è notevolmente migliore
del placebo“per i pazienti affetti da fibromialgia”.
Allergie
In uno studio condotto sulla rinite allergica, è diminuita l'intensità
dei sintomi e il fabbisogno di antistaminici è minore nei pazienti
del gruppo trattato con una diluizione di pollini rispetto al gruppo
trattato con placebo. Uno studio ulteriore8 ha confermato questi risultati
e precisato che i pazienti trattati con medicinali omeopatici presentano
un maggiore flusso d'aria inspiratorio e un migliore quadro generale.
In uno studio9 su soggetti affetti da un grave tipo di asma, coloro
che sono stati curati con medicinali omeopatici hanno presentato sintomi
decisamente meno intensi.
Influenza
Vari studi condotti su persone che presentavano i segni di un'influenza
incipiente hanno dimostrato l'efficacia dell'Oscillococcinum contro
l'influenza. La febbre è più bassa, i sintomi sono alleviati,
il numero di malati guariti è maggiore e la guarigione è
più rapida.
Dolore da lattogenesi
L’inibizione del dolore da lattogenesi nelle donne che non desiderano
allattare viene solitamente realizzata con un farmaco allopatico, la
bromocriptina, i cui effetti collaterali sono disproporzionati rispetto
al disagio provvisorio che si desidera trattare. Un test clinico11 ha
dimostrato che il dolore, la tensione mammaria e le perdite spontanee
di latte sono diminuite con un trattamento omeopatico. Questo studio
è stato ripetuto da una seconda équipe con analoghi risultati.
Prevenzione della radiodermite acuta (infiammazione dolorosa della pelle)
Uno studio, condotto in Francia per 2 anni (dal luglio 1999 al giugno
2001), presso 254 pazienti, dimostra che la Pomata alla Calendula per
digestione è efficace nella prevenzione della radiodermite acuta
(infiammazione dolorosa della pelle) conseguente ad una radioterapia
per tumore al seno. Questo lavoro è stato pubblicato da una rivista
scientifica internazionale, Journal of Clinical Oncology. In sede di
studio, la Pomata alla Calendula per digestione è stata raffrontata
alla trolamina, trattamento spesso utilizzato in questa indicazione.
Presso i pazienti trattati con la Pomata alla Calendula per digestione,
è stato riscontrato:
• un’occorrenza ridotta delle dermiti acute (41% per la
calendula, 63% per la trolamina).
• La diminuzione dei dolori e una migliore osservanza del trattamento
mediante radioterapia.
Gli autori dello studio ritengono che “la calendula sia molto
efficace per la prevenzione delle radiodermiti di grado 2 o superiore
e deve essere proposta ai pazienti secondo una radioterapia postoperatoria
per tumore al seno”.
Trattamento dell’intossicazione da anidride arsenica (contaminazione
da arsenico)
La contaminazione da arsenico delle acque sotterranee causa l’intossicazione
di milioni di persone nel mondo. Uno studio condotto in India13 ha dimostrato
che il farmaco omeopatico Arsenicum album 30 CH può attenuare
il grado d’intossicazione da arsenico nell’uomo. Un secondo
studio14 amplifica i risultati dello studio precedente dimostrando che
Arsenicum album in alte diluizioni tratta efficacemente pazienti naturalmente
intossicati da anidride arsenica.
I test clinici tengono conto dell'individualizzazione del trattamento
Nei seguenti studi, i medicinali omeopatici sono stati scelti dai medici
per personalizzare il trattamento assegnato ai pazienti.
Diarrea acuta
Tre studi realizzati in Nicaragua e poi in Nepal, su bambini affetti
da diarrea acuta hanno evidenziato una diminuzione della durata e dell'intensità
della diarrea, dopo somministrazione di idonei medicinali omeopatici.
Iperattività infantile
Alcuni bambini affetti dal Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività,
sono stati curati con farmaci omeopatici in occasione di uno studio
condotto in Svizzera. Gli autori dello studio17 (test clinico incrociato,
randomizzato, in doppio cieco, contro placebo) ne hanno concluso che
i risultati « dimostranto l’efficacia dell’omeopatia
nel trattamento del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
» con notevole divario rispetto al gruppo placebo.
Le conclusioni di questi studi, scelti fra centinaia effettuati, danno
un'idea dello stato della ricerca omeopatica. I risultati dei test condotti
devono essere confermati da altri studi analoghi, , e numerose nuove
sperimentazioni verranno avviate onde continuare a confermare la pertinenza
dei trattamenti omeopatici.
L'agopuntura
è indicata in pediatria?
Da più di tremila anni l'agopuntura è utilizzata da un
terzo dell'Umanità non solo come terapia, ma anche come medicina
preventiva.
Nel mondo occidentale l'agopuntura ha ricevuto una valutazione positiva
dall'organo referenziale della Medicina Occidentale, i N.I.H. (National
Institutes of Health di Bethesda). In tale sede, infatti, già
nel 1997 vennero riconosciuti i promettenti risultati ottenuti dall'impiego
di questa metodica in determinate patologie (nausea e vomito post-chemioterapia,
dolore post-chirurgico e dolore odontoiatrico post-estrattivo); venne
inoltre valutato il possibile impiego dell'agopuntura come terapia complementare
o alternativa in altre affezioni (riabilitazione post-ictus, dismenorrea,
epicondilite, fibromialgia, dolore fasciale, osteoartrite, lombalgia,
sindrome del tunnel carpale, asma, disassuefazione da droghe). I N.I.H.
ritennero infine probabile la futura validazione della terapia agopunturale
nei confronti di ulteriori patologie, ovviamente in seguito all'esame
di esaurienti dati sperimentali.
È opportuno ricordare che nella principale base di dati biomedici,
Medline, attualmente sono recensite oltre 8.000 pubblicazioni inerenti
l'agopuntura; la maggior parte dei lavori più recenti è
stata realizzata da autori occidentali, a conferma di un interesse non
solo da parte dei cittadini, ma anche della classe medica, e del crescente
coinvolgimento delle strutture sanitarie. Recentemente sono state pubblicate
su importanti riviste scientifiche metanalisi (systematic reviews) e
semplici rassegne nelle quali gli autori si sono posti l'obiettivo di
valutare l'efficacia di alcune delle applicazioni più diffuse
dell'agopuntura.
Nel campo della pediatria le evidenze cliniche internazionali testimoniano
effetti positivi sopratutto nelle allergie respiratorie, nell’enuresi
notturna e nelle tonsilliti ed adenoiditi croniche, nonchè nelle
dermatiti, nelle orticarie e nella miopia allo stadio iniziale.
Nelle allergie respiratorie di tipo asmatico citiamo il lavoro di Lai
del 1993 che confronta gli effetti clinici dell’agopuntura con
quelli della terapia desensibilizzante, dimostrandone una maggior efficacia.
Alla base di questi effetti clinici ci sarebbe secondo Markelova e coll.
un’azione dell’agopuntura sul contingente adrenergico del
sistema simpatico che si eserciterebbe attraverso una normalizzazione
del metabolismo delle catecolamine.
Nelle allergie respiratorie di tipo rinitico il numero di studi sperimentali
validi sono molteplici e tutti depongono per un effetto significativo
dell’agopuntura, in ordine temporale ricordiamo il lavoro di Lau
e coll. del 1975, seguito nel 1989 dallo studio di Lehmann , seguito
da Wolkestein del 1998 e di Tan del 1999.
L’enuresi notturna interessa il 15 % della popolazione in età
scolare: nell’85 % dei casi appare come un unico sintomo, però
spesso è associata a problemi psicologici o genetici o è
associata a turbe del sonno, anomalie nella diuresi o ancora ridotta
capacità vescicale. L’approccio terapeutico è spesso
multidisciplinare: farmacologico, psicoterapico, biofeedback. In queste
associazioni un notevole interesse riveste l’uso contemporaneo
dell’agopuntura la cui efficacia è stata dimostrata da
diversi lavori. Nel 1994 Caione e coll. dimostrarono che l’agopuntura
esercita un’azione simile alla desmopressina anche se leggermente
inferiore. Un altro lavoro di Capozza dimostra la superiorità
delle due metodiche associate: desmopressina ed agopuntura, rispetto
al loro uso singolo. Uno studio russo pubblicato a Mosca ha dimostrato
la normalizzazione delle prove urodinamiche e delle onde encefalografiche
in bambini trattati con agopuntura. L’italiano Minni in collaborazione
con l’Università di Vienna ha effettuato una sperimentazione
nella quale ha dimostrato che l’agopuntura è in grado di
inibire le contrazioni vescicali spontanee in un lasso di tempo di 24
ore. Nei primi 30 minuti le contrazioni spontanee aumentavano, iniziando
poi a diminuire dopo 60 minuti. Nel gruppo trattato il 55% dei bambini
ebbero una risoluzione completa del problema, il 35% presentarono un
notevole miglioramento della sintomatologia ed il 10% non ebbero risultati
significativi. Infine è da segnalare un lavoro svedese del 2000
sull’enuresi notturna monosintomatica resistente alle usuali terapie,
in cui per la valutazione dei risultati sono stati considerati i parametri
di “bedwetting”, quantità di urina emessa, qualità
e quantità del sonno, nicturia, testando i valori a 3 settimane,
3 mesi e 6 mesi. I risultati hanno evidenziato un netto incremento di
“notti asciutte”, che sono passate dalla media di 2 del
pre-test a 3.0, 4.3, 5.0 per settimana nelle rivelazioni successive;
anche la soglia di risveglio notturno,secondo i genitori, si era abbassata
notevolmente.
Uno studio del nostro ambulatorio effettuato con i pediatri di base
nel 2000 ha messo in evidenza l’efficacia dell’agopuntura
nell’aumentare le difese immunitarie dell’anello orofaringeo
riducendo notevolmente gli episodi di tonsilliti a placche in soggetti
con sofferenza tonsillare cronica. Lo stesso studio ha evidenziato l’effetto
decongestionante dell’agopuntura nelle adenoiditi croniche dei
bambini con notevole miglioramento e risoluzione delle recidive di catarro
tubarico e conseguente ipoacusia.
Un ulteriore utilizzo dell’agopuntura in pediatria è nell’orticaria
e nelle dermatiti atopiche dove l’effetto maggiore si esplicita
nella riduzione del prurito, dell’eritema e della secchezza della
cute . Rimanendo in ambito dermatologico anche l’acne polimorfa
giovanile trae evidenti benefici dal trattamento agopunturistico.
Molteplici sono i lavori sperimentali sull’utilizzo dell’agopuntura
auricolare e somatica nella miopia dei bambini ed adolescenti in cui
si evidenziano netti miglioramenti nella capacità di accomodazione.
Una interessantissima sperimentazione potrebbe essere proposta:
• da un lato nelle instabilità attentive associate ad irrequietezza
generale per i noti effetti dell’agopuntura sulla modulazione
delle beta-endorfine e dei neuropeptidi Y e A e della sostanza P con
effetto sull’ippocampo e sul comportamento, e
• dall’altro nell’area sanitaria delle vaccinazioni
in cui vari studi testimoniano la possibilità di ridurre le dosi
vaccinali al 10% per il concomitante aumento della risposta anticorpale
dovuto all’agopuntura da effettuare in sinergismo con la somministrazione
vaccinale, Chu dimostrò che la risposta anticorpale nei confronti
di un antigene specifico aumentava significativamente nei soggetti immunizzati
tramite vaccinazione quando questi erano sottoposti ad agopuntura, in
pratica era sufficiente la somministrazione di 1/10 della dose di vaccino
per ottenere una completa risposta anticorpale nei soggetti trattati
con agopuntura.
Secondo altri studi condotti nell’Ospedale Neurologico di Xian
l’agopuntura determina prolungati aumenti del titolo anticorpale
plasmatico.
Altri studi soprattutto in medicina veterinaria dimostarno che l’inoculazione
di piccole dosi di vaccino in punti di agopuntura attiverebbero risposte
immunitarie più forti e durature per le loro caratteristiche
bioelettriche dei punti di inoculazione. Poiché il sistema immunitario
è controllato dal sistema neuro-umorale, i vaccini, come fonte
forte di stimolo, inoculati in punti specifici promuoverebbero non soltanto
il rilascio e la sintesi della funzione immune aspecifica di resistenza
e l’attivazione dei neurotrasmettori , ma svilupperebbero in sinergia
la funzione immune specifica del vaccino aumentando così la reazione
immunitaria di tutto l’organismo.
Ciò porterebbe ad un notevole risparmio nella spesa sanitaria
concomitante ad un abbassamento dei possibili effetti nocivi da vaccino.
Per concludere l’utilizzo dell’agopuntura può ritenersi
valido in età pediatrica per alcune patologie (allergie respiratorie,
enuresi notturna, tonsilliti, adenoiditi croniche, dermatiti, orticarie
e miopia iniziale) in associazione o meno con altre terapie ed andrebbe
sperimentata ulteriormente nelle instabilità attentive e come
terapia da associare alle vaccinazioni.
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