Allattamento con latte non materno

Allattamento al seno

Alla nascita, un bambino possiede l’intero patrimonio immunitario della madre, ma non ha un proprio sistema immunitario, finché a 6 settimane compaiono i primi deboli segnali. All’età di 6 mesi, il bambino avrà un sistema immunitario funzionale ma ancora immaturo, che lo aiuterà a rimanere sano e libero da allergie.
Tutte le ricerche concordano nel dimostrare che con l’allattamento materno si ha un aumento delle difese immunitarie a breve e a lungo termine, quindi nel primo semestre di vita, l’unico alimento veramente appropriato per il bambino è il latte materno.
Purtroppo l’allattamento materno in Italia, con varie scuse e pretesti si sta sempre più abbandonando.
Le vere e sole controindicazione all’allattamento al seno sono: la tubercolosi attiva, l’AIDS, l’epatite B, il consumo di droghe, i disturbi cardiaci gravi, le patologie renali gravi e il diabete scompensato.Contrariamente a quel che si pensa la miopia non è una controindicazione all’allattamento, a meno che non ci siano delle alterazioni della retina.
Chi allatta corre meno rischi di sviluppare un tumore al seno, alle ovaie o al collo dell’utero.
È interessante rendersi conto che alla mamma bastano solo 500 calorie in più al giorno per equilibrare le perdite energetiche causate dalla produzione di latte e che dopo un allattamento completo di 6 – 8 mesi migliora nella madre la lucentezza e l’elasticità della pelle e si ha un riequilibrio neuro-endocrino-immunitario, impossibile con altre terapie, che mantiene lontano patologie neoplastiche ed autoimmuni.
Bisogna quindi favorire in tutti i modi l’allattamento al seno e imparare alle mamme a non scoraggiarsi nel continuare l’allattamento al seno e di non incorrere nella tentazione di dare aggiunte di latte artificiale o altri liquidi, tutte pratiche che faranno da un lato allontanare il bambino dal seno materno e dall’altro diminuire la montata lattea.
Il latte materno fornisce al bambino tutti i fattori immunitari di cui ha bisogno finché non è in grado di crearseli da solo. In particolare si è potuto constatare che da adulti, se si è ricevuto un adeguato allattamento materno, diminuisce l’incidenza d’arteriosclerosi, diabete e ipertensione.

Il latte materno contiene:
sostanze proteiche, grassi, sali minerali, vitamine, lecitina, colesterina, calcio, potassio, nelle giuste proporzioni per l’equilibrato sviluppo della razza umana;
enzimi e particolari fermenti che, oltre a favorire la digestione, proteggono contro le infezioni intestinali e la fermentazione;
Il latte materno contiene immunoglobuline specifiche, linfociti T, neutrofili e macrofagi, il complemento C3, la lattoferrina, tutti elementi in grado di proteggere il bambino contro le infezioni;
l’ormone tiroideo

La differenza tra i latti artificiali e quello materno è abissale, tutti i latti artificiali derivano infatti dal latte vaccino, ma basta confrontare un vitellino con un neonato per rendersi conto che i due tipi di latte sono prodotti per organismi profondamente diversi: più pesante e meno intelligente il primo, più piccolo e più intelligente il secondo. Inoltre gli anticorpi presenti nei due tipi di latte sono notevolmente differenti.
Il latte materno cambia la sua composizione sia durante la poppata che secondo le ore della giornata ed ancora in relazione all’età del bambino. Durante la stessa poppata il bambino riceve all’inizio soprattutto proteine e globuli di grasso, successivamente i componenti nutritivi si raddoppiano e quindi triplicano verso la fine. Rispetto alle ore del giorno il contenuto di grassi, sodio e ferro è massimo durante la notte e diminuisce nelle ore diurne. Se un neonato nasce prematuro la composizione del latte materno sarà adeguata a quella situazione e cambierà con la crescita del bambino. Il latte materno rispetto a quelli adattatati ha un maggior contenuto di acidi grassi insaturi , enzimi, zuccheri (lattosio e galattosio), taurina libera e nucleotidi, cistina e oligosaccaridi, alcuni di questi componenti sono essenziali per lo sviluppo del sistema nervoso centrale che nella specie umana continua per molto tempo dopo la nascita. Il latte materno oltre a garantire un miglior assorbimento di ferro, manganese e zinco, possiede un minor contenuto proteico e in sali minerali che ne favorisce la digeribilità (ciò giustifica i tempi più lunghi tra le poppate nell’allattamento artificiale).
Contrariamente a quel che si pensa la miopia non è una controindicazione all’allattamento, a meno che non ci siano delle alterazioni della retina. Le vere controindicazione all’allattamento al seno sono: la tubercolosi attiva, l’AIDS, l’epatite B, il consumo di droghe, i disturbi cardiaci gravi, le patologie renali gravi e il diabete scompensato.
Chi ha allattato corre meno rischi di sviluppare un tumore al seno, alle ovaie o al collo dell’utero.
È interessante rendersi conto che alla mamma bastano solo 500 calorie in più al giorno per equilibrare le perdite energetiche causate dalla produzione di latte e che dopo un allattamento completo di 6 – 8 mesi migliora nella madre la lucentezza e l’elasticità della pelle e si ha un riequilibrio neuro-endocrino-immunitario, impossibile con altre terapie, che mantiene lontano dalla mamma patologie neoplastiche ed autoimmuni.
La poppata non deve superare mai la durata di 10 minuti per parte e va fatta solo “a richiesta” cioè esclusivamente quando il bambino chiede da mangiare piangendo. Il neonato non va mai svegliato per essere allattato, quindi deve essere attaccato al seno ogni volta che lo chiede, anche 10, 12 volte nelle 24 ore. Se il bambino si addormenta, cominciate la poppata successiva dal lato che non è stato svuotato nella precedente. Dopo le prime settimane la secrezione lattea aumenta, ma il bambino diminuisce spontaneamente la frequenza delle sue richieste e le poppate si succedono a intervalli di 3-4 ore.
Il neonato va pesato solo una volta a settimana (quindi va categoricamente esclusa la doppia pesata prima e dopo l’allattamento). L'aumento del peso settimanale deve essere di 200 gr. nei primi tre mesi, poi intorno ai 150gr.(l'aumento può comunque essere compreso tra 50 gr. e 300 gr.)
Nei primi giorni di allattamento il bambino va attaccato solo per 5 minuti per parte, per evitare lesioni al capezzolo, solo successivamente il tempo si porta a 10 minuti per parte (tempo massimo complessivo 20 minuti). Il bambino deve essere attaccato al seno subito dopo la nascita per facilitare l’arrivo della montata lattea. Il primo latte, il colostro, è indispensabile per proteggere il bambino dalle infezioni e per ridurre il calo fisiologico del lattante. La dose “teorica”giornaliera di latte dovrebbe essere:
fino alla sesta settimana di 1/6 del peso corporeo (esempio: kg.3.600 : 6 = 600gr. giornalieri, e quindi divisi per il numero dei pasti); dopo la settima settimana di 1/7 del peso corporeo (esempio: kg.4.900 : 7 = 700gr. giornalieri).
Una teoria suggerisce di porgere a ogni poppata un seno diverso, cioè svuotare completamente un seno per volta. Nell'eventualità che il latte di un seno non sia sufficiente, si può passare all'altro seno solo dopo completo svuotamento del primo; alla successiva poppata si provvederà a svuotare quest' ultimo seno. La durata della poppata non deve oltrepassare comunque i 20 minuti.
L’allattamento al seno deve durare finchè il bambino lo richiede, quindi anche a svezzamento avanzato, questo perché il bambino ha un suo potere di regolazione biologica che gli fa mantenere l’esigenza del latte finchè lo sviluppo delle varie parti del sistema nervoso lo richiedono.
Durante l’allattamento non cercare di dimagrire per non trasmettere i pesticidi accumulati nel proprio grasso al latte. Durante l'allattamento consumare alimenti caldi e tenere seno e braccia calde (indossare anche d'estate una leggera blusa o camicia di lino a maniche lunghe). Consumare verdure cotte e non crude per non produrre flatulenze.
Bisogna fare attenzione a non scoraggiarsi nel continuare l’allattamento al seno e di non incorrere nella tentazione di dare aggiunte di latte artificiale o altri liquidi, tutte pratiche che faranno da un lato allontanare il bambino dal seno materno e dall’altro diminuire la montata lattea.

 

per stimolare il latte:
aumentare l’apporto di liquidi come acqua minerale non gassata, tisane, brodo, frutta e spremute di frutta. Da evitare birra, latte, latticini, cioccolata agrumi, noccioline, pomodori, crostacei e molluschi, bevande alcoliche, caffè, droghe, fumo e la maggior parte dei farmaci chimici.
Raccomandabili inoltre:
- radici commestibili
- lievito di birra in compresse
- pappa reale
- cavolfiore cotto con granelli di senape e kummel
- cereali integrali riso - avena - miglio
- cose dolci, frutta dolce e secca (la frutta con nocciolo legnoso può provocare flatulenza nel bambino)
- semi di anice: un pugno di semi per litro di acqua bollente, lasciare a riposo e poi filtrare; bere una tazza dopo i pasti
- semi di avena: un pugno di semi per litro di acqua, far bollire per 10 minuti; quattro bicchieri al giorno
- foglie di sambuco: un pugno per litro di acqua bollente, lasciare a riposo 10 minuti e filtrare; bere tre tazze al giorno
-decotto di orzo, the e olio weleda per formazione latte
- omeopaticamente: Urtica Urens 5 CH 3 granuli 3 volte al dì
- agopuntura:

 

per arrestare il latte
- per togliere latte, omeopaticamente, sopratutto dopo il parto: Lac Caninum 1000 K;
- per far regredire il latte, omeopaticamente, allo svezzamento: Ricinus 30 CH 2 volte al dì e fasciare seno dopo averlo svuotato;
- quando vi è secrezione lattea a distanza o senza che ci sia stata gravidanza o allattamento: Pulsatilla 7 CH 2 volte al dì.
-Prezzemolo

 

Regole alimentari per la madre che allatta
Essendo il latte composto principalmente di acqua è necessario bere molta acqua oligominerale non gassata, tisane (soprattutto di finocchio con miele vergine integrale), succhi e spremute di frutta, brodi, in modo da introdurre almeno 2 litri di liquidi al giorno; escludere categoricamente latte e birra. Mangiare poco e spesso imitando il bambino. Aumentare leggermente le proporzioni alimentari del periodo precedente all’allattamento, perché occorre un supplemento giornaliero di sole 500 calorie, con una necessità aumentata di proteine, calcio e ferro. Seguire una alimentazione varia secondo i propri gusti, ma dividendo il cibo quotidiano in 40% di cereali soprattutto integrali, 20% tra frutta e verdura, 20% legumi e il restante 20% distribuito tra carne, pesce e uova.
∑ I cereali migliori sono ovviamente quelli integrali e biologici (i cereali integrali accumulano pesticidi e quindi devono essere sempre biologici o biodinamici), perché il contenuto dei polisaccaridi è a lento rilascio e mantiene quindi perfettamente equilibrata la glicemia sia materna che del bambino, fattore questo che spesso evita le richieste di poppate notturne. I cereali integrali inoltre contengono fibra utilissima per le frequenti stipsi della donna che allatta e germe, ricco di proteine, acidi grassi e vitamine. I cereali da preferire sono il riso integrale puro (sbramato di risone), l’orzo, il grano, l’avena, il granoturco, il miglio, il grano saraceno e la segale integrale. La preferenza va data soprattutto al riso seguito da avena e miglio.
- I legumi, da consumarsi in purea, possono essere scelti tra lenticchie; fagioli rossi, bianchi, cannellini, messicani; ceci; soia verde e gialla; azuki rossi, verdi che necessitano di ammollo e di una cottura più lunga.
- La frutta può essere la più varia evitando sia quella con nocciolo legnoso, che provoca coliche attraverso il latte, sia gli agrumi.
- La verdura è consentita tutta ad eccezione di cavoli e cavolini di Bruxelles, broccoli, asparagi, peperoni.
- La carne può essere di qualsiasi spece ad eccezione di quella suina, il pesce può essere il più vario limitando il pesce azzurro, le uova vanno escluse dell’albume.
- Da evitare noccioline e arachidi, aglio, cipolla, pomodori crudi, peperoncino e spezie piccanti, crostacei e molluschi, insaccati, latte, latticini (lo yogurt può essere provato con cautela) e cioccolata.
Attenzione, le proteine vegetali non vanno mai mangiate nello stesso pasto con quelle animali perché possono provocare coliche nel lattante.
È utile invece mangiare un piatto unico: un cereale integrale insieme a un legume e una verdura.


Integratori consigliati durante l’allattamento:

- Pappa reale
- Polline
- Semi di girasole
- Lievito di birra

 

Allattamento con latte non materno


L’allattamento misto, materno più artificiale va evitato in maniera categorica, poiché è il primo passo verso il progressivo abbandono dell’allattamento al seno.
Qualora l’allattamento misto si renda indispensabile per malattia della mamma o ripresa del lavoro si comincia col sostituire un pasto alla volta per effettuare il cambiamento completo in 7 – 10 giorni.
Per l’allattamento artificiale l’industria ha messo sul mercato vari tipi di latte, tutti derivati dal latte vaccino, ma modificati. Tutti i latti in polvere sono latti morti, infatti pur derivando da un latte vivo quale è il latte vaccino hanno perso le qualità vitali iniziali per i procedimenti chimici a cui sono stati sottoposti. Non bisogna dimenticare infatti che ogni sostanza naturale ha proprietà chimiche e proprietà fisiche, cioè energetiche e vitali che risiedono nella loro programmazione genetica e informazionale. Un latte in polvere quindi pur essendo riadattato sul modello del latte materno non ha nessuna proprietà energetica e vibrazionale né del latte materno, né del latte di vacca. Per questo motivo la medicina olistica utilizza esclusivamente latte baliatico o latte di vacca diluito con brodo di cereali.
Il latte vaccino, possibilmente biodinamico “Demeter” (perché non contiene antibiotici, ormoni e pesticidi), viene diluito con decotto di cereali o brodi di cottura dei cereali. Questo perché con i cereali si evita la flocculazione della caseina del latte nello stomaco e le proteine del latte vaccino sono ben tollerate e digerite; il cereale permette infatti una coagulazione in piccoli fiocchi come avviene con il latte materno. Non solo, ma i cereali possiedono enzimi e fermenti protettivi che sono in grado di sostituire quelle sostanze che il bambino avrebbe ricevuto con il latte materno.
Le medicine olistiche sono contrarie all’uso dell’acqua come diluente del latte perché l’acqua in eccesso ha sul corpo umano, soprattutto nei primissimi mesi, proprietà dilatative, che rendono la compagine tessutale, connettivale e muscolare meno compatta e più debole.
Come per l’allattamento al seno gli orari e le dosi vanno calcolate a richiesta ed il peso va controllato settimanalmente.
L’allattamento al seno o non, non andrebbe iniziato prima di 24-36 ore dopo la nascita, se vi è irrequietezza dopo le prime 24 ore di assoluto digiuno, si può dare un cucchiaino di the di finocchio o un cucchiaino da caffè di miele in 100cc di acqua. Solo al terzo giorno si inizierà l’allattamento e in questo modo quasi sicurarmente si eviterà la richiesta di poppate notturne. Il digiuno di 36 ore è importantissimo per la disintossicazione e purificazione del bambino che deve anche riposarsi dopo la non indifferente fatica della nascita.

Come si prepara il biberon?
Fino alla sesta, ottava settimana si uniscono 2 componenti: latte vaccino fresco + decotto di cereali, dalla nona settimana si possono aggiungere 20 gr. di succo di carote (da aumentare gradualmente fino ad arrivare alla carota bollita frullata in crema) ed eventualmente 5 gr di miele di fiori.
La diluizione latte e acqua di cereali va effettuata nel seguente modo:
fino a 90 giorni diluizione 1:1 = metà latte e metà cereali
da 90 giorni diluizione 2:1 = due parti di latte e una di cereale.
Il latte non diluito può essere introdotto molto gradualmente tra gli otto mesi e 12 mesi.
Il latte se Demeter non va bollito, altrimenti far bollire poco e poi rivitalizzare in largo recipiente sul davanzale della finestra aperta per 15 - 20 minuti.
Come si prepara il decotto di cereali per diluire il latte?
Prima dei sei mesi si utilizzano cereali privi di gliadina (componente del glutine) come riso, mais, tapioca e miglio e quindi si escludono grano, orzo, segale, farro ed avena (anche se questi ultimi due contengono una quantità veramente minima di glutine) che si potranno introdurre successivamente. Inizialmente si prepara dell’acqua di cereali che si ottiene con la cottura per 1 ora e mezza di 2 cucchiai di cereali, preventivamente lasciati ammorbidire con 1 litro di acqua. si filtra con un setaccio senza pressare.
Dopo i due mesi occorre far passare nel liquido più mucillagine pressando sempre più i grani attraverso il setaccio, si possono usare anche fiocchi. Per semplicità si può usare mucillagine di cereali della “Holle”.
Verso il 4 – 5 mese si può passare a un brodo di cereali ancora più denso con cereali appena macinati o alimento “Holle” di grani interi. Se compare muco persistente al naso eliminare il latte vaccino e somministrare per un periodo latte di soia di coltivazione biologica o biodinamica.Box 6

Preparazione del latte di soia
I latti di soia industriali per l’infanzia sono addizionati di metionina e migliorati nel sapore per cui è meglio prepararli a casa.
Si utilizza farina di soia gialla o fagioli di soia secchi interi, entrambi provenienti da coltivazioni biologiche.
Si mettono in un vaso di vetro a chiusura ermetica una parte di farina e cinque di acqua, si chiude il vaso, lo si avvolge in un panno e lo si fa bollire in una pentola di acqua per un’ora. Si lascia sedimentare, si filtra e si diluisce con il 50% di acqua.
Se si utilizzano i fagioli vanno tenuti a bagno tutta la notte, quindi si frulla e si aggiunge a 2 litri di acqua in ebollizione e si cuocere per 30 minuti, si lascia raffreddare e si filtra. Il tempo di conservazione di questo latte in frigo è di 3-4 giorni. Questo tipo di latte non andrebbe somministrato mai prima dei 2 mesi.

Dalla stampa: K B Michels et al International Journal of Obesity (2007) 31, 1078-1085: Latte materno non pesa nel tempo
L'allattamento al seno viene promosso dall'OMS, in quanto salutare per la madre e per il figlio, tuttavia non sembra utile per arrestare l'epidemia di sovrappeso e obesità che interessa l'infanzia.
In proposito uno studio longitudinale condotto negli USA ha analizzato i dati relativi a 35526 soggetti già arruolati per il Nurses' Health Study II e li ha proiettati nel tempo seguendone l'andamento dal 1989 al 2001. Le madri dei partecipanti venivano invitate a rispondere ad un questionario inviato per posta che riguardava il peso e l'altezza dei loro figli alla nascita; il tipo di allattamento adottato e nell'eventualità di allattamento artificiale, si doveva indicare anche il tipo di latte formulato utilizzato. Inoltre, dovevano essere fornite le misure di peso e altezza dei figli a 5 e a 10 anni. Al termine dell'osservazione si è evidenziato sostanzialmente che l'allattamento esclusivo al seno non è un parametro utile e sufficiente per tenere sotto controllo il rischio di sviluppare sovrappeso e obesità nel tempo.

Svezzamento

Dalla ricerca antropologica risulta che in molte culture non occidentali i bambini sono allattati di consuetudine per tre-quattro anni. Sono eccentrici loro, o lo siamo noi?
Cosa accade nel regno animale?
I mammiferi svezzano la loro prole quando il piccolo ha triplicato il peso della nascita (Lawrence 1989). Questa regola empirica è valida per animali con corporatura piccola ma non per quelli più grandi. Le ricerche dimostrano che lo svezzamento avviene spesso negli animali alcuni mesi dopo il raggiungimento di un peso quattro volte, piuttosto che tre volte, superiore a quello della nascita (Lee, Majluf and Gordon, 1991).
Se dovessimo attenerci a queste constatazioni e riportarle alla razza umana l'età media per lo svezzamento dei maschi dovrebbe essere intorno ai 27 mesi e per le femmine intorno ai 30 mesi.
Più adattabile alla razza umana sembra essere la teoria che l’epoca dello svezzamento debba equivalere alla durata del periodo gestazionale. Questo corrisponderebbe a quanto riportato in letteratura, per i mammiferi, in cui l'età dello svezzamento è approssimativamente equivalente alla durata del periodo di gestazione (Lawrence 1989).
L’età giusta per lo svezzamento umano sembra quindi essere per i bambini con allattamento non materno intorno al 5° – 6° mesi e per i bambini con allattamento esclusivamente materno intorno all’ 8° – 9° mesi, anche se è bene assecondare in parte le curiosità alimentari del bambino che possono manifestarsi già dopo i 5 mesi.
Fino al compimento del 12 mese sarebbe opportuno svezzare il bambino solo con frutta, verdura, cereali e legumi evitando le proteine della carne, del pesce e delle uova (che non hanno nessuna logica prima dell’acquisizione dei denti molari).
Sono da evitare tassativamente alimenti morti come gli omogeneizzati a base di cadaveri animali. Molte teorie pediatriche materialistiche moderne tendono ad introdurre proteine animali in età precocissima, 4 – 6 mesi, è questo un comportamento folle dal punto di vista olistico e naturistico. Le ultime ricerche sul sistema intestinale hanno accertato a questo livello un sistema recettoriale di neurotrasmettitori che fa del sistema digerente un nuovo complesso cervello: il cervello intestinale. La stimolazione di questo sistema neuroimmunologico in epoca troppo precoce con proteine animali può alterare l’assetto immunitario futuro del bambino. In altre parole la programmazione naturale dello sviluppo ha introdotto gli alimenti proteici animali da triturare tra l’epoca di sviluppo dei primi (12°- 18° mese) e dei secondi molari (24° - 30° mese). Ciò vuol dire che un efficace apparato masticatorio non esiste prima dei due anni, con differenze individuali e di sesso (infatti le femmine hanno spesso una dentizione più precoce dei maschi).
Il somministrare proteine animali in forma artefatta (triturata, omogeinizzata, ecc.) in età precoce contraddice la programmazione naturale della specie umana e porta ad uno sviluppo fisico più precoce ed imponente a scapito dello sviluppo psico-spirituale.
Le proteine animali contenute nella carne, nel pesce e nelle uova accelerano la robustezza fisica e l'affermazione dell’ego del bambino predisponendolo nel futuro a sclerosi fisica e psichica. L’accelerazione dello sviluppo fisico dovuto a queste proteine non segue armonicamente lo sviluppo neurosensoriale; non dimentichiamo infatti che il cervello e il sistema nervoso negli umani continuano a svilupparsi ancora per molto dopo la nascita.
“Nel cucciolo umano l’evoluzione non è così rapida come in molti animali, quando nasce, e nei primi mesi di vita, egli non partecipa ai problemi dell’esistenza e non ha alcun legame conscio con la terra: è ancora immerso e trattenuto sul piano cosmico. E se vogliamo crescere un essere umano normale, su quel piano deve restare fino a quando il latte non sia riuscito a dischiudergli pian piano la vita terrestre ed ad indurre -il nuovo cittadino della terra- a chiudersi definitivamente nel suo guscio e ad aprire senza scosse gli occhi sul mondo in mezzo al quale è approdato” (Angela Cattro).
Il guscio va inteso sia sul piano simbolico che reale, infatti qualsiasi movimento di forze che provochi la chiusura precoce delle fontanelle presenta conseguenze dannose per la vita futura del bambino e per il suo sviluppo euritmico.
A grandi linee possiamo dire che entro il primo anno di età l’apporto proteico deve venire esclusivamente dal regno vegetale, non c’è alcun pericolo di carenze! Verso l’anno si darà più spazio alla frutta e si introdurranno i formaggi freschi. Evitare ogni alimento che non provenga direttamente dai regni viventi.
I prodotti sintetici così come le proteine animali fanno solo gonfiare il corpo del bambino, ed un essere umano non è un animale da allevamento che deve crescere bello e grosso nell’apparenza.
Tra i diciotto mesi e i due anni il bambino deve imparare a masticare bene, quindi insegnare a mordere i frutti, le insalate tritate e tutti i cereali.
Intorno ai due anni e non prima si introducono le uova, inizialmente il solo tuorlo evitando l’albume che contiene sostanze albuminoidi difficilmente digeribili utili alla formazione del pulcino e non dell’essere umano, infatti si sviluppano dalla digestione dell’albume scorie azotate dannose per il sistema renale infantile. Sempre intorno ai due anni, un po’ più precocemente nelle bambine rispetto ai maschietti può apparire nella dieta in maniera sporadica (una o due volte a settimana) il pesce (trota, sogliola e merluzzo). Successivamente si potrà introdurre la bresaola e poi la carne di coniglio, agnello, tacchino, pollo.
Per le carni di animali di grossa taglia come manzo e vitella è opportuno aspettare i quattro anni.
Per i prosciutti e i salumi, così come per i crostacei ed i molluschi ed il pesce azzurro è saggio aspettare i sei anni.
Questi concetti contrastano vistosamente con le teorie della moderna pediatria in cui si tiene conto esclusivamente del risultato apparente di salute, ma il bambino non è un animale di allevamento. Chi considera l’essere umano solo come un materialistico complesso biochimico e strutturale non può capire l’importanza delle informazioni provenienti dai vari regni della natura e quindi mirerà al risultato apparente sulla forma senza tener conto dell’essenza. Non dovremo quindi meravigliarci del crescere di malattie allergiche ed autoimmuni stimolate e slatentizzate a livello genetico da stimolazioni inopportune in età precoce del sistema immunitario intestinale. La memoria sottile e vibrazionale della vita intrauterina e dei primi anni costituisce la traccia informativa e formativa di tutta la nostra esistenza fisica e psichica e quindi deve essere rispettata.


Ed ora vediamo le varie fasi dello svezzamento:
Se il bambino riceve latte materno l’alimento principe dello svezzamento è costituito dai cereali da aggiungere al latte o al brodo.
Fin dai primi giorni dello svezzamento si possono introdurre riso, mais, tapioca, miglio, e dopo qualche tempo l’orzo, il grano saraceno (che non è un cereale ma una poligonacea), e la segale (senza dubbio i più ricchi di ferro e altri minerali sono miglio grano saraceno e orzo). Si inizia con le creme di cereali per passare successivamente ai fiocchi e molto più tardi ai chicchi. Molto saporite le farine precotte della Holle soprattutto quella di miglio. Il grano saraceno non è disponibile come farina precotta per bambini. La farina d’orzo precotta è prodotta da Milupa. La Biodieterba produce la farina di riso. La farina di mais può essere sostituita saltuariamente con la farina per polenta istantanea Ecor. Le creme di riso, miglio e mais possono essere somministrate già intorno ai 6 mesi, mentre per il grano saraceno è bene aspettare i 7 mesi. A 8 mesi seguono le creme di avena, di orzo e di segale nonché pastina e semolino di frumento. A 9 mesi entrano in scena i fiocchi di grano saraceno, mais, riso, miglio e secale. Per i chicchi (miglio, orzo perlato, grano saraceno decorticato, riso bianco, pasta di segale) occorre aspettare almeno 1 anno di età, fa eccezione il mais in chicchi e il riso semintegrale per i quali bisogna aspettare i due anni. Infine il riso integrale in chicchi e l’orzo mondo devono aspettare i 3 anni di vita del bambino per entrare nella sua alimentazione.
In un secondo tempo si potranno aggiungere l’avena e il farro, entrambi cereali con una piccola quantità di glutine, ma molto inferiore rispetto a quella del grano, e molto ricchi di minerali e soprattutto ferro. La Holle produce l’avena e il farro integrali. Minestrine che uniscono i vari tipi di cereali si trovano nei negozi di alimenti biologici.
Se il bambino è stato alimentato con latte vaccino più brodo di cottura dei cereali si introdurranno crema di verdure o brodi di verdure.
Qualunque sia il mese di inizio dello svezzamento (5° - 6° nell’allattamento non materno; 8° - 9° nell’allattamento al seno) si inizia col sostituire un solo pasto, preferibilmente quello di mezzogiorno con crema di cereali (negli allattati al seno) o crema di verdura (nell’allattamento con latte vaccino che conteneva gia cereali per la diluizione), più un frutto (mela grattata o alcuni cucchiaini da the “elixier di frutti selvatici Demeter”) nel pasto serale. Gli altri pasti rimarranno lattei e sempre a richiesta. Il brodo di verdure nella quantità di circa 200 gr. va fatto con verdure a foglia delicata con olio, niente sale eventualmente si può condire con Miso o Tahini in piccolissime quantità. Dal brodo di verdure si può passare gradualmente alla crema di verdure dove è opportuno dare la prevalenza alle carote.
Dopo il primo mese di svezzamento si può passare a cibi più compatti: aumentando verdura e frutta e introducendo un secondo pasto serale uguale a quello di mezzogiorno. È fondamentale introdurre un alimento alla volta. Dopo il secondo mese e mezzo di svezzamento possiamo cominciare ad introdurre altri alimenti.
Tra la frutta sceglieremo lamponi, ribes e pere. Non frutta con nocciolo legnoso, troppo pesante per il fegato, ad eccezione dell'albicocca.
Dopo un anno, ciliegie, uva. Solo dopo i 18 mesi le fragole, le prugne e le pesche.
Assolutamente niente banane, sì arance se provenienti da coltivazioni biologiche.
Fino a 12 mesi l’unico ortaggio crudo da utilizzare è la carota. Il miele può essere somministrato, ma in piccolissime quantità. I formaggi, se non vi è intolleranza al lattosio possono essere somministrati in piccole saltuarie quantità se morbidi e freschi dopo i 12 mesi, mentre per i formaggi più proteici e per il parmigiano sarebbe buona norma aspettare i due anni e mezzo, tre.
Niente patate fino a tre anni.

Parmigiano - Miso d’orzo -Tahini
Il parmigiano che la pediatria ufficiale introduce nello svezzamento in età assai precoce per il suo potere nutritivo può essere sostituito da due alimenti macrobiotici più leggeri per il fegato del bambino e più nutritivi (anche perché i latticini inibiscono in parte l’assorbimento del ferro):
1. Il miso d’orzo (alimento giapponese derivato da soia fermentata su base d’orzo), alimento straordinariamente nobile che favorisce le funzione intestinale ed è ricchissimo di ferro e altri minerali, oltre che di proteine. Aggiungerlo nella quantità di un cucchiaino colmo nella pappa della sera (o comunque nella pappa senza legumi). È ottimo anche per insaporire e arricchire zuppe e minestre in brodo.
2. La salsa di semi di sesamo, Tahini, ricca di omega 3 può essere aggiunta saltuariamente alle pappe (un cucchiaino scarso).

Olio
L’olio nella misura di un cucchiaino va aggiunto a crudo alle pappe, è importante che sia olio extravergine di oliva spremuto a freddo. L’olio di oliva può essere mescolato in parti uguali con olio di cartamo o olio di lino, sempre spremuto a freddo, in quanto questi due sono ricchi di acidi grassi della famiglia degli omega-3 non contenuti nell’olio d’oliva.

Verdure
Le verdure si possono introdurre gradualmente al ritmo di una nuova verdura al giorno: carota, zucchina, zucca, porro, lattuga, sedano con le foglie. Successivamente si possono introdurre altre verdure a foglia verde provenienti da agricoltura biologica quali bietole e cavolini di Bruxelles da aggiungere al misto di verdure per il brodo. Evitare in maniera categorica le bietole non biologiche perché i concimi chimici rendono questa verdura satura di nitrati dannosi per bambini di pochi mesi.
La cottura delle verdure e del brodo va fatto in pentola normale, che sviluppando una temperatura più bassa della pentola a pressione, presenta un rischio inferiore di depauperamento vitaminico. Si fanno bollire le verdure con 300 – 400 cc di acqua per 45 minuti. Si filtra scartando inizialmente le verdure che verranno poi introdotte gradualmente sotto forma di “passato di verdure”. Il brodo non va conservato per più di 24 ore perché le vitamine e i sali minerali perdono il loro valore nutritivo.

Alghe
Dopo i primi tre mesi di svezzamento è possibile aggiungere una manciata di alghe Iziki o Dulse nella cottura di brodo e verdure. Entrambe sono ricche di minerali, ma la Dulse è ricchissima di calcio e ferro. Le alghe Iziki a cottura ultimata rimangono intere e possono essere poi rimosse perché i minerali si sono ormai disciolti nell’acqua; mentre le Dulse si spappolano durante la cottura.

Legumi
Le proteine dei legumi possono essere introdotte dopo i primi tre mesi di svezzamento come aggiunta proteica vegetale al pasto delle ore 12.
La prima fonte proteica può essere rappresentata da lenticchie rosse decorticate e i piselli secchi spezzati che possono essere mescolati ai cereali. Iniziare con mezzo cucchiaio di legumi per arrivare nel giro di pochi giorni a un cucchiaio colmo. Cuocerli insieme ai cereali senza ammollo fino a spappolamento facendo in modo che l’acqua venga assorbita tutta. L’acqua di cottura non deve assolutamente essere eliminata perché contiene tutti i minerali, compreso il ferro.
La seconda fonte proteica, da introdurre dopo qualche settimana dalla precedente, è costituita da azuki rossi e verdi che necessitano di 8-10 ore di ammollo, di una cottura più lunga delle lenticchie e piselli e devono essere successivamente frullati, poiché non si spappolano con la cottura.

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Metabolismo del Calcio


L'OMS consiglia una razione quotidiana di 400 mg. di calcio; in America è stata negli ultimi anni passata da 800 mg. a 1200 mg.

Quando si toglie il latte vaccino e i derivati dalla dieta sorge sempre la domanda da dove prendere il calcio, anche perché l'uso routinario della MOC dopo la menopausa ha ingigantito lo spauracchio dell'osteoporosi che in questa epoca della vita è fisiologica.
Molto ci sarebbe da dire sull'affidabilità della MOC e sugli errori interpretativi di lettura, anche perché i risultati variano da apparecchiatura ad apparecchiatura e sono direttamente proporzionali alla taratura; vi sono quindi variabili legate alle macchine e agli operatori.
Ma veniamo al tema centrale dell'apporto alimentare dl calcio. Se la sorgente più importante di calcio per costruire lo scheletro umano fosse il latte dovremmo chiederci come fanno le mucche e gli elefanti ad avere uno scheletro forte e a non andare incontro ad osteoporosi mangiando solo erba. In effetti nessuna specie animale beve latte dopo i primissimi anni di vita, solo l’uomo conserva questa abitudine e per di più utilizza solo il latte vaccino programmato biologicamente per l’accrescimento del vitello.
L'organismo umano è in effetti in grado di compiere notevolissime trasformazioni fisiche e chimiche delle sostanze, Infatti se un erbivoro è in grado di costruire le sue proteine di struttura ed i relativi amminoacidi dall'erba, non si vede perché non possa farlo anche l'uomo che come ultimo grado evolutivo contiene in sé le potenzialità biologiche anche degli erbivori. Questo per sfatare le teorie che gli aminoacidi essenziali della carne o il calcio del latte siano indispensabili alla vita umana.
Ciò premesso esaminiamo due problemi fondamentali legati al calcio e all'osteoporosi: l'apporto di calcio alimentare e gli alimenti in grado dl depauperare le riserve di calcio. Questo perché troppo spesso la nostra attenzione si focalizza sull'assunzione di calcio ed assai poco sui meccanismi, senza dubbio più importanti, che favoriscono l'osteoporosi.


Le fonti di calcio al di fuori del latte e derivati sono:
1. Alghe: Agar (567 mg.CAx100gr.), Dulse (296 mg.CAx100gr.), Hiziki (1.400 mg.CAx100gr.), Kelp (1.093 mg.CAx100gr.), Kombu ( 800 mg.CAx100gr.), Wakeme (1.300 mg.CAx100gr.);
2. Legumi;
3. Noci ( circa 190 mg.CAx100gr.) e Mandorle (circa 250 mg.CAx100gr.);
4. Salmone in scatola con spine(circa 230 mg.CAx100gr.);
5. Sardine con le spine (circa 400 mg.CAx100gr.);
6. Semi di sesamo a Tahin (circa 1.100 mg.CAx100gr.);
7. Zuppa di ossa e lische (pesce, manzo e pollame) con un cucchiaino di aceto di vino che estrae il calcio disponibile nel brodo;
8. Verdure: broccoli (circa 130 mg.CAx100gr.), cavoli (circa 190 mg.CAx100gr.), cime dl rape (circa 40 mg.CAx100gr.), crescione d'acqua (circa 150 mg. CA x100gr.), prezzemolo (circa 200 mg.CAx100gr.) senape, tarassaco (circa 190 mg.CAx100gr.).


Se esaminiamo con attenzione questi valori del calcio notiamo che essi sono genericamente superiori al valori contenuti nel latte vaccino (circa 118 mg.CAx100gr.) ed ancor più rispetto a quello umano (circa 33 mg.CAx100gr.). Solo il formaggio "Svizzero" (circa 925 mg.CAx100gr.) ed il formaggio Inglese "Cheddar" (circa 750 mg.CAx100gr.) hanno valori più consistenti, la ricotta invece come la maggior parte dei formaggi freschi ha solo 94 mg.CAx100gr. Con l'aggravante che tutti i derivati del latte peggiorano la quota ematica di colesterolo e determinano quasi sempre fenomeni di intolleranza immunologica a livello della mucosa intestinale con problemi allergici respiratori, emicranici o reumatici. Dobbiamo inoltre rilevare che il calcio dei latte é in rapporto squilibrato con il fosforo per cui una parte non verrà assorbita in maniera corretta.
Abbiamo dl proposito tralasciato tra le verdure gli spinaci anche se contengono abbondantemente calcio perché apportano quote non indifferenti di acido ossalico che come dice il suo nome si lega al calcio ostacolandone l'assimilazione. Per questo motivo spesso si associano gli spinaci alle uova, al formaggio o alla pancetta per controbilanciare questa proprietà dell'acido ossalico. Un ottima associazione risultano essere i semi di girasole.
Veniamo ora al punto più interessante della nostra ricerca cioè i fattori che accelerano la perdita di calcio ovvero l'osteoporosi. Esistono infatti fattori in grado di apportare calcio in una situazione di squilibrio o altri che drenano il calcio o altri ancora che favoriscono il suo deposito in sedi non appropriate come i tessuti molli, reni o colecisti. Quindi non é sufficiente introdurre calcio in quanto l'organismo deve essere in grado di captarlo e di utilizzarlo. Inutile continuare a considerare il corpo come una macchina in cui occorre a tutti i costi introdurre carburante. Per fortuna l’uomo è in grado di elaborare a livello chimico-fisico e spirituale ogni sostanza con cui viene in contatto arricchendola dell'energia che gli è propria.


Gli alimenti che in vario modo influenzano l'equilibrio dei calcio sono:


1. Aceto: utilizza il Calcio per il suo effetto tampone sull'acidità se non si assumono latticini il calcio viene prelevato da ossa e denti.

2. Agrumi: vale lo stesso discorso dell'aceto.

3. Alcol: interferisce con l'assorbimento del calcio ed è osteotossico.

4. Alimenti iperproteici: l'espulsione di calcio e la sua mobilizzazione dalle ossa é proporzionale alla quantità dl proteine assunte

5. Caffè: stimola la perdita di calcio quando é assunto in quantità notevoli nove o più tazze al giorno.

6. Sale: esperimenti fatti in Olanda hanno dimostrato una perdita di calcio proporzionale alle quantità di sale assunto con l'alimentazione.

7. Solanacee: pomodori, peperoni, patate, melanzane e tabacco contengono alcaloidi che favoriscono la perdita del calcio; per questo motivo sono entrati nell'alimentazione spesso associati ai latticini (pizza, parmigiana ecc.).

8. Anche il fumo accelera l'osteoporosi.

9. Vino: come per l’aceto e gli agrumi.

10. Zuccheri: il metabolismo degli zuccheri produce acidi organici e quindi acidificazione che fa perdere calcio. Inoltre anche il livello calcio/fosforo del sangue viene ad alterarsi e quindi si abbassa il fosforo rendendo ancora più difficoltoso l'assorbimento del calcio.

Quindi l'aceto, gli agrumi, il vino e tutte le solanacee in assenza di latticini possono essere dannose perché distruggono calcio organico. Così come se assunti con derivati del latte neutralizzano buona parte del calcio in essi contenuto. Anche il limone può essere molto dannoso per questo stesso motivo.
In generale tutti gli alimenti acidificanti (zucchero, cibi iperproteici, legumi, pane, cereali, anche integrali, tendono ad eliminare i minerali tampone per cui è indispensabile la presenza delle verdure e delle alghe nell’alimentazione, che per il loro potere alcalinizzante contrastano l'acidità e quindi la perdita di minerali tra cui il calcio.

 

Endocrinologia Omeopatica

L'omeopatia si è dimostrata vincente a tutto vantaggio dei pazienti in molti squilibri endocrini. In particolare può sostituire eccellentemente la terapia ormonale in molti squilibri tiroidei, nelle ipercolesterolemie, nelle obesità da iperinsulinemia o da squilibri ipofisari, nelle cisti ovariche, nelle fibromatosi uterine, nelle difficoltà al concepimento, nelle iper-prolattinemie, ecc.

Le tiroiditi croniche autoimmuni, in cui si producono anticorpi contro la stessa tiroide, vengono curati dalla medicina allopatica con la messa a riposo della ghiandola mediante una terapia ormonale sostitutiva (levotiroxina sodica sotto i nomi commerciali di Eutirox, Tiracrin, Tirosint, tiroide Amsa, ecc.). La ghiandola messa a riposo spesso perde la capacità di funzionare correttamente e gli anticorpi, su cui la terapia sostitutiva non ha alcun effetto, continuano ad attaccare la ghiandola distruggendola progressivamente, ne consegue ipotiroidismo, per cui il paziente sarà costretto ad assumere ormoni tiroidei a vita a dosaggi sempre più alti. Arrivati a un certo dosaggio non sarà più possibile aumentarlo per i sintomi collaterali (palpitazioni, extrasistole, insonnia, ipertensione e crampi muscolari) e si rimarra ipotiroidei a vita costretti a prendere sempre ormoni.
Con l’omeopatia è possibile intervenire in maniera equilibrata e biologica per riequilibrare la funzionalità tiroidea. Si tratta di terapie senza dubbio vincenti rispetto all’allopatia da protrarsi per non oltre 6-24 mesi.


Trattamento dell'insonnia con agopuntura

L'insonnia è un disturbo comune del sonno che ha un notevole impatto socioeconomico. Nonostante siano disponibili terapie farmacologiche e comportamentali per trattare questo disturbo, i potenziali effetti indesiderati a lungo termine hanno spinto vari ricercatori a valutare dei trattamenti alternativi, come l'agopuntura. Questa revisione sistematica ha cercato di raggruppare tutta la letteratura presente sull'argomento, fatta in gran parte da casi clinici, con pochi esempi di studi randomizzati controllati. Nella maggior parte degli studi considerati sono state rilevate limitazioni metodologiche rilevanti, poca chiarezza nella definizione del tipo di insonnia (primaria o secondaria) e presenza di co-morbidità rilevante (problemi di depressione, ansia, emodialisi ecc.). Nonostante questi problemi qualitativi, sembra che quasi tutti gli studi abbiano dimostrato un consistente miglioramento dei sintomi dopo terapia con agopuntura. Si rendono quindi necessari altri studi, metodologicamente accurati e numericamente indicativi, per raggiungere conclusioni significative sull'uso dell'agopuntura in questo tipo di disordini e per valutare i meccanismi della terapia stessa.
Kalavapalli R, Singareddy R.Role of acupuncture in the treatment of insomnia: A comprehensive review.Complement Ther Clin Pract. 2007 Aug;13(3):184-93. Epub 2007 Apr 6

Medicina tradizionale cinese e ipertiroidismo
In Cina e in altri Peasi alcune erbe medicinali vengono utilizzate in associazione ad agenti antitiroidei per la cura dell'ipertiroidismo. Questo studio si prefigge lo scopo di analizzare l'efficacia di alcuni di questi trattamenti di medicina tradizionale cinese in questo tipo di patologia. Sono stati ricercati studi sulle principali banche dati mondiali, MEDLINE, EMBASE, la Cochrane Library, e il Chinese Biomedical Database, selezionando sia studi di comparazione tra varie erbe che studi su singole erbe; sono stati così evidenziati 13 studi per un totale di 1770 pazienti trattati. Tutti gli studi sono risultati, tuttavia, di scarsa qualità metodologica, con gap informativi rilevanti relativi ad esempio alla mortalità, alla qualità della vita dei pazienti o alla compliance del trattamento. In generale, rispetto all'uso di farmaci antitiroi, l'associazione di erbe tradizionali cinesi e farmaci sembra presentare benefici relativi soprattutto all'incidenza di effetti collaterali, alla riduzione dei sintomi e all'aumento dello stato degli anticorpi e alla funzione tiroidea. Gli studiosi concludono sui possibili effetti benefici dell'associazione di questo tipo di erbe con i farmaci antitiroidei ma sottolineano l'assenza di studi metodologicamente validi per poter raggiungere una raccomandazione definitiva per questo tipo di terapia.
Zen XX, Yuan Y, Liu Y, Wu TX, Han S.Chinese herbal medicines for hyperthyroidism.Cochrane Database Syst Rev. 2007 Apr 18;(2):CD005450.

Agopuntura e asma
Sulla scia di alcuni promettenti studi inglesi sul'argomento, un gruppo di ricercatori cinesi ha deciso di valutare l'effetto della terapia con agopuntura nella broncodilatazione in pazienti affetti da asma. Lo studio prospettico randomizzato, in crossover, ha reclutato 18 pazienti che sono stati assegnati a terapia con agopuntura e poi, dopo un periodo di wash-out, a sham agopuntura; i valori spirometrici sono stati raccolti prima e dopo la terapia agopunturistica. I risultati indicano che il trattamento ha dato effetti immediati sulla FEV1 ma il miglioramento globale è risultato inferiore a quello ottenibile con l'inalazione di un broncodilatatore.
Chu KA, Wu YC, Ting YM, Wang HC, Lu JY.Acupuncture therapy results in immediate bronchodilating effect in asthma patients.J Chin Med Assoc. 2007 Jul;70(7):265-8.

 

 

 

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